Les copio a continuación, y en su idioma original (italiano) la reseña que publicara Enzo Vizzari en L ´Espresso  sobre los mejores 1oo vinos. Me la manda nuestro corresponsal  de prensa italiana, o sea, mi papá.

Entiendo que una lista es siempre limitada al gusto del que la hace pero si el autor sabe tanto como Vizzari, bien vale la pena dejarse guiar.

Que lo disfruten…

Cento vini da non perdere

di Enzo Vizzari

Rossi di gran fascino. Bianchi eleganti. Bollicine. Dolci. Per tutte le tasche, con qualche eccezione. Ecco le bottiglie che tutti dovremmo assaggiare almeno una volta nella vita

La cantina ideale non esiste e se esistesse assomiglierebbe alla biblioteca di Alessandria: sconfinata, dovrebbe contenere tutti i vini del mondo e, naturalmente, sarebbe schiacciante la prevalenza di bottiglie mediocri o pessime. Ma la propria cantina ideale ciascuno la immagina e, se dispone di conoscenza e mezzi, se la costruisce su misura. Oggi è meno difficile di ieri procurarsi le bottiglie predilette, e quelle che non si trovano in enoteca o dai produttori sono acquistabili nelle aste e on line. Con due limiti: uno soggettivo, il costo, e l’altro oggettivo, la sostanziale irreperibilità di certe bottiglie a tiratura quasi confidenziale, oggetti di culto per gli appassionati.
Unendo esperienza (tutte le bottiglie indicate sono state assaggiate più volte) e passione, ho selezionato cento etichette che consiglio a chi voglia avvicinarsi all’eccellenza del vino e che – vedi la nutrita sezione dei “miti” – ogni amante del buon vino dovrebbe concedersi almeno una volta nella vita. È la “mia” scelta: parziale, discutibile, soggettiva per definizione.
Comprende tanta Francia, Bourgogne soprattutto, molto Piemonte, più rossi che bianchi, poche etichette extraeuropee, qualche esclusione calcolata anche di bottiglie famose, nessun particolare trasporto per i cosiddetti “vini naturali” (biologici, biodinamici, troppo spesso “biofurbi” e imbevibili), e un occhio benevolmente critico all’Italia, dettato anche dalla necessità di restare con i piedi per terra quanto a prezzi. Il prezzo medio delle bottiglie selezionate resta comunque alto, ma il vino eccellente non è né può essere a buon mercato, innanzitutto perché costa molto produrlo e poi perché quasi mai, con l’eccezione degli château bordolesi, qualità e quantità sono compatibili.
Vale d’altronde anche per il vino la regola che i gourmet avveduti seguono: nell’arco di un mese, meglio regalarsi una sola grande cena rinunciando a quattro cene mediocri, meglio una bottiglia super che quattro qualsiasi. I “centovini” sono segnalati per la loro qualità consolidata negli anni, senza riferimento a una particolare annata e, infine, di ogni produttore ho indicato una sola etichetta, anche nei casi, e sono parecchi, in cui più bottiglie, se non l’intera gamma, sono al top.

Cento vini da non perderedi Enzo Vizzari Rossi di gran fascino. Bianchi eleganti. Bollicine. Dolci. Per tutte le tasche, con qualche eccezione. Ecco le bottiglie che tutti dovremmo assaggiare almeno una volta nella vitaLa cantina ideale non esiste e se esistesse assomiglierebbe alla biblioteca di Alessandria: sconfinata, dovrebbe contenere tutti i vini del mondo e, naturalmente, sarebbe schiacciante la prevalenza di bottiglie mediocri o pessime. Ma la propria cantina ideale ciascuno la immagina e, se dispone di conoscenza e mezzi, se la costruisce su misura. Oggi è meno difficile di ieri procurarsi le bottiglie predilette, e quelle che non si trovano in enoteca o dai produttori sono acquistabili nelle aste e on line. Con due limiti: uno soggettivo, il costo, e l’altro oggettivo, la sostanziale irreperibilità di certe bottiglie a tiratura quasi confidenziale, oggetti di culto per gli appassionati.
Unendo esperienza (tutte le bottiglie indicate sono state assaggiate più volte) e passione, ho selezionato cento etichette che consiglio a chi voglia avvicinarsi all’eccellenza del vino e che – vedi la nutrita sezione dei “miti” – ogni amante del buon vino dovrebbe concedersi almeno una volta nella vita. È la “mia” scelta: parziale, discutibile, soggettiva per definizione.
Comprende tanta Francia, Bourgogne soprattutto, molto Piemonte, più rossi che bianchi, poche etichette extraeuropee, qualche esclusione calcolata anche di bottiglie famose, nessun particolare trasporto per i cosiddetti “vini naturali” (biologici, biodinamici, troppo spesso “biofurbi” e imbevibili), e un occhio benevolmente critico all’Italia, dettato anche dalla necessità di restare con i piedi per terra quanto a prezzi. Il prezzo medio delle bottiglie selezionate resta comunque alto, ma il vino eccellente non è né può essere a buon mercato, innanzitutto perché costa molto produrlo e poi perché quasi mai, con l’eccezione degli château bordolesi, qualità e quantità sono compatibili.
Vale d’altronde anche per il vino la regola che i gourmet avveduti seguono: nell’arco di un mese, meglio regalarsi una sola grande cena rinunciando a quattro cene mediocri, meglio una bottiglia super che quattro qualsiasi. I “centovini” sono segnalati per la loro qualità consolidata negli anni, senza riferimento a una particolare annata e, infine, di ogni produttore ho indicato una sola etichetta, anche nei casi, e sono parecchi, in cui più bottiglie, se non l’intera gamma, sono al top.

Vini da non perdere/1: i “miti”

Tra le bottiglie da assaggiare almeno una volta, selezionate da Enzo Vizzari, ecco le etichette eccellenti: bianchi e rossi che si affinano col tempo. Che raccontano storie e tradizioni. E onorano i terroir di cui sono espressione

Legenda per i prezzi

FASCIA A: sino a 50 euro

FASCIA B: sino a 100 euro

FASCIA C: sino a 200 euro

FASCIA D: oltre 200 euro


Bianchi


Criots-Bâtard-Montrachet

Domaine d’Auvenay, Bourgogne (domaine-leroy.com) D

Lalou Bize-Leroy, regina mondiale del vino, nel suo piccolo Domaine (meno di 5 ettari) riassume al livello massimo le virtù della Côte de Beaune. Il Criots è un campione supremo di purezza e di ricchezza.

Chevalier Montrachet

Domaine Leflaive, Bourgogne (leflaive.fr) D

Fascino irresistibile, complessità e profondità: il fiore all’occhiello dell’impareggiabile gamma di Anne Claude Leflaive, definita “la Romanée-Conti dei bianchi”.

Corton Charlemagne

Coche-Dury, Bourgogne (Meursault) D

Uno dei bianchi più esclusivi e ricercati, 500-600 bottiglie l’anno, il paradigma del Corton Charlemagne e dello stile di Jean-François Coche-Dury, perpetuato nei suoi insuperabili Meursault.

Montrachet

Ramonet, Bourgogne (Chassagne Montrachet) D

“Il” bianco assoluto, per antonomasia: monumentale, possente, di lunghezza infinita, di inimmaginabile longevità. Il vino-bandiera di Noël e Jean-Claude Ramonet e della Bourgogne tutta.

Château Haut-Brion Blanc

Pessac Léognan (haut-brion.com) D

L’espressione più alta dei bianchi secchi bordolesi (sémillon e sauvignon), nelle migliori annate si confronta con i Montrachet, dei quali è altrettanto longevo.

Château Laville Haut-Brion

Pessac Léognan (haut-brion.com) D

Sarebbe il vino cadetto, in realtà se la gioca alla pari (quando non lo supera) con il fratello maggiore: personalità dirompente, superba vena aromatica, setosità.


I MITI – Rossi


Barbaresco Asili Riserva

Bruno Giacosa (brunogiacosa.it) B

La pietra di paragone di ogni Barbaresco, eccellente fra le eccellenze della produzione del più autentico interprete della nobiltà dei grandi cru di Langa.

Barolo Monfortino

Giacomo Conterno (Monforte d’Alba) C

“Il” Barolo, e basta. Prodotto solo nelle annate ideali, esce dalla cantina, perfetto, sette anni dopo la vendemmia, ma cresce e si affina con il tempo.

Langhe Nebbiolo Sorì San Lorenzo

Gaja (gajawines.com) D

“Le roi Gaja” per i francesi, il più famoso vigneron italiano nel mondo. Il Sorì San Lorenzo, con il Costa Russi e il Sorì Tildin, è ai vertici della sua produzione: potenza a braccetto con l’eleganza, quasi scontroso in gioventù, maestoso nella maturità.

Bolgheri Sassicaia

Tenuta San Guido (sassicaia.com) C

Il vino italiano più conosciuto nel mondo. Ha aperto la strada ai (troppi) supertuscan, nessuno dei quali ne ha mai eguagliato la classe. Dà il meglio di sé dopo almeno cinque anni.

Chambertin

Dugat Py, Bourgogne (dugat-py.com) D

Poco più o poco meno di una pièce, circa 300 bottiglie l’anno, ricavate da una microscopica parcella della denominazione: un vino assoluto, di impressionante estrazione e concentrazione.

Chambertin Clos de Bèze

Armand Rousseau, Bourgogne (domaine-rousseau.com) C

Eric onora la memoria del padre Armand con vini che quanto pochi altri rappresentano i terroir di cui sono espressione. Meno possente del Chambertin, il Clos de Bèze può superarlo in eleganza.

Clos de la Roche

H. Lignier, Bourgogne (Morey.St.Denis) B

Al vecchio Hubert Lignier, uno dei grandi saggi della Bourgogne moderna, dopo varie vicissitudini è rimasta una frazione minima di questo grand cru: ne ricava un vino di estrema eleganza, “dolce” e persistente.

Clos St. Denis

Dujac, Bourgogne (dujac.com) C

I Seysses, padre e figli, sono paladini della vinificazione a “grappolo intero”. I loro vini, e il magnifico Clos St. Denis, rivelano particolare finezza aromatica; i tannini marcati si ammorbidiscono e assicurano formidabili doti di invecchiamento.

Griotte Chambertin

Claude Dugat, Bourgogne (Gevrey Chambertin) C

Griotte è il più piccolo dei Grand Cru di Gevrey e Claude ne possiede 0,17 ettari, da cui ricava meno di due pièce di un vino d’eleganza e di tipicità uniche, dall’inconfondibile sentore di ciliegie.

Richebourg

Domaine Leroy, Bourgogne (domaineleroy.com) D

Nel Domaine, Lalou Bize-Leroy produce I suoi rossi (e il grandioso Corton Charlemagne): nove Grand Cru e sette Premier Cru magici. Il Richebourg non teme il confronto con il suo omologo nella Romanée Conti.

Romanée Conti

Domaine de la Romanée Conti, Bourgogne (Vosne Romanée) D

“Il mito” fra i miti, un vino che stordisce e seduce anche chi di vino poco s’intende: un bouquet indescrivibile e – è quasi un ossimoro – un corpo di sconcertante pienezza e leggerezza insieme. La soavità fatta vino. E purtroppo la bottiglia più cara del mondo.

Côte-Rotie La Turque

Château d’Ampuis (guigal.com) D

La sublimazione del syrah – intenso, frutti neri, sfumature speziate – nel più rappresentativo dei tre vini-bandiera (con la Landonne e La Mouline) di Guigal e della Vallée du Rhône.

Hommage à Jacques Perrin

Châteauneuf du Pape, Château de Beaucastel (beaucastel.com) D

Prodotto solo nelle annate favorevoli, l’Hommage al capostipite della famiglia è l’archetipo dello Châteauneuf du Pape: denso, profondo, persistente, guadagna eleganza con gli anni.

Château Ausone

Saint Emilion (chateau-ausone.com) D

Il top indiscusso dei Saint Emilion, un concentrato di potenza e finezza, da molti anni al vertice della produzione della Rive Droite.

Château Haut-Brion

Pessac Léognan (haut-brion.com) D

La punta di diamante della denominazione Pessac-Léognan e l’unico château al di fuori del Médoc a essere classificato fra i Premier Cru. Un rosso di gran carattere e di spiccata personalità: nota aromatica e sfumatura di “fumo”.

Château Lafite

Rothschild, Pauillac (lafite.com) D

Forse il Bordeaux di maggior prestigio, certo quello di più antica nobiltà. Inconfondibile, per gli appassionati, grazie a uno spiccato e unico mélange di note di cedro, di violetta e di legno di mandorlo.

Château Latour

Pauillac (chateau-latour.fr) D

Anno dopo anno al vertice della gerarchia bordolese, rappresenta l’essenza stessa dei grandi Pauillac: pieno, opulento ma al contempo equilibrato, con una nota minerale che lo distingue.

Château Margaux

Margaux (chateau-margaux.com) D

Negli ultimi trent’anni, con impressionante regolarità, non un solo millesimo deludente: ricchezza, complessità e souplesse sono i caratteri distintivi di questo vino che raccoglie l’unanimità dei consensi della critica come dei consumatori.

Pétrus

Pomerol (Pomerol) D

Al di sotto della sua fama, e dei suoi prezzi, nelle decadi ’80 e ’90, con il nuovo secolo ha riacquistato le qualità che l’hanno reso vino da leggenda. Quando è buono, è meraviglioso.

Vega Sicilia Unico Reserva

Ribera del Duero (vega-sicilia.com) C

Il più nobile e il più antico dei vini spagnoli, uvaggio costituito dall’autoctono tempranillo e dai classici bordolesi: possente ma vellutato, profondo, interminabile, non teme gli anni.

Vini da non perdere/2: gli “eccellenti”

Tra le bottiglie da assaggiare almeno una volta, selezionate da Enzo Vizzari, ecco le etichette eccellenti: vini dalla forte personalità. Fuoriclasse nei loro stili diversi. Archetipi che mettono tutti d’accordo

Legenda per i prezzi

FASCIA A: sino a 50 euro

FASCIA B: sino a 100 euro

FASCIA C: sino a 200 euro

FASCIA D: oltre 200 euro


BIANCHI


Bâtard

Montrachet, Pierre Morey, Bourgogne (morey-meursault.fr) C

Ritiratosi dalla conduzione delle cantine di Anne-Claude Leflaive, Pierre Morey produce in proprio vini di impeccabile struttura ed eleganza: sontuoso e “da invecchiamento” il suo Bâtard.

Meursault Perrières

Comtes Lafon, Bourgogne (Meursault) B

Un anno l’uno, un anno l’altro, I Premier Cru di Dominique Lafon offrono la miglior rappresentazione possibile dei terroir di Meursault. Complesso, equilibrato, sempre di gran razza il Perrières.

Puligny

Montrachet Clos de la Mouchère, Henry Boillot, Bourgogne

Da una parcella di premier cru “monopole”, Henry Boillot – che possiede splendidi appezzamenti nelle migliori denominazioni della Côte de Beaune – ricava questo elegantissimo Puligny, in tutto e per tutto a livello dei Grand Cru.

Chablis Grand Cru Clos

Raveneau, Bourgogne (Chablis) B

Lo Chablis è forse il vino francese più conosciuto, ma raramente è davvero grande. Raveneau, con Dauvissat, rappresenta una garanzia di qualità e identità: Clos è minerale, sottile, puro, un bel campione nella categoria.

Pouilly-Fuissé Tris des Hautes Vignes

Guffens-Heynen, Bourgogne (guffensheynen.com) A

Da molti anni “il” Pouilly Fuissé per eccellenza, fiore all’occhiello degli chardonnay del Maconnais. Frutto di un accurato lavoro in vigna e di esemplare tecnica di vinificazione.

Pouilly-Fumé Silex

Didier Daguenau, Loire (Saint Andelain) B

Scomparso Didier Daguenau, il figlio Louis-Benjamin ne continua l’opera: il Silex, vino-bandiera del Domaine, resta il riferimento indiscusso per i sauvignon della Loire.

Sancerre Edmond

Alphonse Mellot, Loire (mellot.com) A

Un Sancerre? Nessun dubbio: a colpo sicuro, Alphonse Mellot (diciottesima generazione di viticoltori), che conosce e vinifica a regola d’arte le uve ricavate dai suoi vari appezzamenti.

Hermitage

Jean-Louis Chave, Côtes du Rhône (Mauves) D

Chave contende a Jamet e a Guigal la leadership della Vallée du Rhône Nord. Ricavato dai vitigni di marsanne e roussane, l’Hermitage bianco è grasso e possente eppure finissimo.

Altenberg de Bergheim

Alsace Grand Cru, Marcel Deiss (marceldeiss.com) B

Jean-Michel Deiss è rigoroso interprete dei suoi differenti terroir . Altenberg si distingue, oltre che per la surmaturazione, per la spiccata mineralità. Liquoroso ma non del tutto “dolce”.

Sommerberg Riesling

Alsace Grand Cru, Albert Boxler (Niedermorschwihr.com) A

Minerale, acido il giusto, teso e di impressionante lunghezza: riesling secco da antologia, nello stile senza cedimenti di Jean Boxler.

Chardonnay Marcassin Vineyard

(Calistoga-Napa Valley) C

Magistrale chardonnay californiano: dalla cura della vigna sino alla vinificazione, una filosofia borgognona che si ritrova in bottiglia.

Chardonnay Cuvèe Indigène

Peter Michael Winery (petermichaelwinery.com) B

L’inglese Peter Michael, proprietario, e Helen Turley, winemaker, producono in Napa Valley un grande chardonnay, esemplare per purezza stilistica ed equilibrio.

Chardonnay Cuvèe Bois

Les Crètes (Val d’Aosta, lescretes.it) A

Ogni anno in lizza per il premio ideale al miglior chardonnay italiano: penetrante, acido il giusto ma armonioso, persistente; la barrique compie il suo dovere senza prevaricare il frutto.

Soave Classico Vigneto du Lot

Inama (Veneto, inamaaziendaagricola.it) A

Stefano Inama ha e dà una sua personale interpretazione del soave, troppo spesso banalizzato e omologato. I suoi vini si distinguono per carattere e finezza.

Manna

Franz Haas (Trentino, franz-haas.it) A

Vino di estrema piacevolezza, sapiente uvaggio di riesling, chardonnay, gewurztraminer e sauvignon: giallo dorato, frutti esotici ed erbe aromatiche, persistente.

Sauvignon Sanct Valentin

Produttori San Michele Appiano (Alto Adige, stmichael.it) A

Costanza nella qualità e altrettanto costante apprezzamento dei consumatori: è questo uno dei pochi vini che mettono d’accordo tutti. È riconoscibile e si beve con facilità, ma è tutt’altro che banale.

Colli Orientali del Friuli Bianco

Miani (Friuli Venezia Giulia, Buttrio) B

Azienda minuscola, produzione confidenziale e fortemente caratterizzata: il Bianco è ricco, avvolgente e lungo. Classe autentica.

Ribolla Anfora

Gravner (Friuli Venezia Giulia, gravner.it) A

Vini difficili, per palati preparati, i vini “delle anfore” di Josko Gravner. Ma unici e affascinanti, quasi conturbanti, nel loro mix di grinta tannica e sfumature aromatiche.

Trebbiano d’Abruzzo

Valentini (Abruzzo, Loreto Aprutino) A

Probabilmente il più grande bianco italiano-italiano cioè da vitigno autoctono: non assomiglia a nessun altro e dà il meglio di sé dopo alcuni, e anche parecchi, anni di bottiglia.

Pietraincatenata

Luigi Maffini (Campania, maffini-vini.com) A

Un bianco che si distingue fra i molti buoni bianchi campani. Ricco ma equilibrato, l’acidità sostiene la grassezza, il legno è presente ma non invadente.

ROSSI

Amarone della Valpolicella Vigneto Monte Lodoletta

Dal Forno (Veneto, dalforno.net)

Romano Dal Forno, ovvero Mister Amarone. Un vino unico, esemplare amalgama di potenza estrattiva e finezza. Poche e costose le bottiglie.

Barbaresco Camp Gros

Cisa Asinari dei Marchesi di Gresy (Piemonte, marchesidigresy.com)

Una garanzia di qualità e di tipicità i Barbaresco di Alberto di Gresy, con punta di eccellenza, per gli amanti del classico, nel Camp Gros e nel Gaiun.

Barbaresco Rabajà

Bruno Rocca (Piemonte, bruno rocca.it) B

Passano in barrique i Barbaresco di Bruno Rocca, ma il legno è dosato con molta sapienza. Il Rabajà piace sempre e a tutti, non solo ai “modernisti”.

Barbera d’Asti Bricco dell’Uccellone

Braida (Piemonte, braida.it) A

Quando il Piemonte annegava in Barbera di pessima qualità, Giacomo Bologna inventò questo vino rivoluzionario. I suoi eredi non tradiscono.

Barbera del Monferrato Superiore Bricco Battista

Accornero (Piemonte, accornerovini.it) A

Autentica, schietta ma elegante e bevibili: una Barbera che mette d’accordo tutti da un’azienda che è garanzia di qualità e serietà.

Barolo Bricco Boschis Riserva

Cavallotto (Piemonte, cavallotto.it) A

Classico e severo, con tannini sempre in giusta evidenza ma nient’affatto scontroso. A chi sa aspettarne l’affinamento dà grandi soddisfazioni.

Barolo Brunate

Roberto Voerzio (Piemonte, La Morra) D

Che siano di La Morra (Brunate, Rocche, Capalot, Torriglione) o di Barolo (Sarmassa, La Serra, Cerequio), i vini di Roberto Voerzio rappresentano gli archetipi del Barolo moderno: resa ridottissima, estrazione marcata, sentore di frutti rossi, di liquirizia, sfumatura di cacao… Dei veri must.

Barolo Brunate Le Coste

Giuseppe Rinaldi (Piemonte, Barolo) A

Un fuoriclasse, deciso, austero, privo di orpelli gustativi (nè vaniglia da barrique, né tannini addomesticati ecc.) che si allunga in un finale purissimo e interminabile.

Barolo Cannubi Boschis

Luciano Sandrone (Piemonte, Barolo)

Modernista con giudizio, Luciano Sandrone cesella ad ogni vendemmia questo suo vino ormai classico. Estrazione, struttura, tannini, frutti rossi: esemplare equilibrio.

Barolo Monprivato Cà d’ Morissio

Giuseppe Mascarello (Piemonte, Monchiero) D

Barolo di austera classicità, di eccezionale profondità espressiva, di interminabile lunghezza. Rivela subito le sue doti ma sfida il tempo.

Brunello di Montalcino

Poggio di Sotto (Toscana, poggiodisotto.com) B

Una chicca per palati fini, e poco conosciuto dal grande pubblico, il Brunello di Piero Palmucci: completo, morbido, seducente senza cedimenti. Peccato che sia tanto difficile procurarselo.

Brunello di Montalcino Riserva

Case Basse (Toscana, soldera.it) C

Integralista “sano” della vite e della vinificazione, Gianfranco Soldera è il più moderno dei tradizionalisti di Montalcino e, nemico di ogni standardizzazione, come nessun altro sa esaltare le specificità di ogni vendemmia. Bottiglie emozionanti.

Cepparello

Isole e Olena (Toscana, Barberino Val d’Elsa) B

Un vino e un’azienda simbolo del Chianti e della Toscana. Sangiovese in purezza, senza svolazzi né compromessi, frutto e tannini in equilibrio, piacevole sin da giovane, cresce maturando.

Chianti Classico Riserva Rancia

Felsina (Toscana, felsina.it) A

Un Chianti Classico di riferimento, a ogni vendemmia: identità del sangiovese, legno magistralmente dosato, estrema purezza. Non può mancarlo chi voglia conoscere il “vero” Chianti d’oggi.

Chianti Classico Vigneto Bellavista

Castello di Ama (Toscana, castellodiama.it) C

I cru di Ama (oltre a Bellavista, La Casuccia e il merlot l’Apparita), come il Chianti Classico base, interpretano l’anima del terroir e lo spirito del Chianti come pochi altri vini. Altro che supertuscan…

Il Caberlot

Il Carnasciale (Toscana, Mercatale Valdarno) D

Bettina Rogosky regala ogni anno agli appassionati poco più poco meno di 2500 magnum del vino “più unico” che esista al mondo: Il Caberlot, vitigno sintesi, senza uguali, di cabernet franc e merlot. Non solo unico, raro e costoso, ma magnifico.

Masseto

Tenuta dell’Ornellaia (Toscana, ornellaita.it) C

Il più grande merlot italiano, che quasi oscura il blasone dell’Ornellaia, fratello maggiore e vino simbolo dell’azienda. Ricco, complesso, vellutato, interpreta ed esalta le qualità proprie del vitigno. E si confronta alla pari con i migliori Pomerol.

Solaia

Antinori (Toscana, antinori.it) C

Cabernet sauvignon, sangiovese e cabernet franc, più la sapienza secolare nel lavoro in vigna e in cantina: così è nato, e anno dopo anno si conferma, questo vino- icona, prototipo dei supertuscan (buoni).

Kurni

Oasi degli Angeli (Marche, kurni.it) B

Un inno, senza precedenti e senza uguali, al montepulciano: pieno, denso, quasi impenetrabile, esplosivo nella sua fresca espressività quando si apre.

Taurasi Vigna Cinque Querce Riserva

Molettieri (Campania, salvatoremolettieri.it) A

L’espressione più alta e nobile dell’aglianico: vino blockbuster, muscoloso e compatto, esplosivo mix gusto-olfattivo che, con gli anni, acquista equilibrio ed eleganza.

Etna Rosso Prephilloxera La Vigna di Don Peppino

Tenuta delle Terre Nere (Sicilia, Randazzo) B

Fra i primi a comprendere le potenzialità del nerello mascalese, Marco de Grazia con questo vino – d’impressionante incisività e identità – onora le peculiarità del terroir etneo.

Bonnes Mares

Dominique Laurent, Bourgogne (Etang Vergy) C

Non possiede un solo metro quadro di vigneto Dominique Laurent ma è uno straordinario incettatore di uve e di vini di suprema qualità, che poi finisce e alleva con le barrique che egli stesso costruisce. I suoi Bonnes Mares sono di primissimo ordine.

Gevrey Chambertin Lavaux St. Jacques

Denis Mortet, Bourgogne (domaine-denis-mortet.com) B

Laurence e Arnaud, vedova e figlio di Denis Mortet, ne continuano l’opera, realizzando vini ricchi e seducenti, giocati più sull’eleganza che sulla potenza, come il Lavaux St. Jacques, Premier Cru che supera numerosi Grand Cru che lo circondano.

La Romanée

Comte Ligier, Belair, Bourgogne (ligier-belair.fr) D

Cru leggendario, fuori dal monopole della Romanée Conti e a sua volta monopole della famiglia Ligier-Belair, la sublimazione delle virtù del pinot nero, d’inverosimile profondità e lunghezza.

Musigny

Georges Roumier, Bourgogne (roumier.com) D

Un vino monumentale, non per l’opulenza ma per la complessità e l’eleganza, uno dei capolavori che la natura ha regalato alla Bourgogne e che la Bourgogne regala, si fa per dire, a pochissimi fortunati.

Château Cheval Blanc

Saint Emilion (chateau-cheval-blanc.com) D

Con Ausone, l’altro vertice dei Saint Emilion. Di Ausone, in genere meno potente ma non meno elegante e complesso. Dopo qualche annata sottotono, dal 2005 sta riconquistando il livello che gli compete.

Château Lafleur

Pomerol (Pomerol) D

Quando è grande, Pétrus fra i Pomerol è insuperabile. Ma in molte annate Lafleur lo supera. Un vino eccezionale, per qualità e per regolarità.

Château Léoville

Las Cases, Saint Julien, Beychevelle C

Il più prestigioso e più apprezzato dei Saint Julien. Il cuore dei vigneti, il Grand Enclos, ha caratteristiche identiche al vicino Château Latour. Affascinante, struttura e colore massicci, profondo e articolato.

Château Mouton Rothschild

Pauillac (bpdr.com) D

Dopo parecchie annate al di sotto delle aspettative nel decennio ’87 – ’96, Mouton con il nuovo secolo ha ripreso il suo splendore: opulento, setoso, seducente. Eccezionale il 2006.

Pingus

Dominio de Pingus, Ribera del Duero (Pesquera del Duero) D

Peter Sisseck, danese, ha studiato enologia a Bordeaux, ha lavorato in California e, stabilitosi nella Ribera del Duero, ha creato un vino che in vent’anni è diventato un mito. Tempranillo all’80 per cento, fa almeno 18 mesi in barrique nuova.

Viña El Pison

Bodega Artadi, Rioja (artadi.com) C

Cento per cento tempranillo, il più nobile dei vitigni autoctoni spagnoli, è il faro dei vini della Rioja, colore rubino con sfumature aranciate, bouquet di more e note di tabacco, rotondo e caldo.

Cabernet Sauvignon Tychson Hill Vineyard

Colgin, Napa Valley (colgincellars.com) C

Meno di tremila bottiglie l’anno di questo vino che dal 2000 rappresenta il fiore all’occhiello di un’azienda di vertice e di riferimento per tutta la Napa Valley.

Grange

Penfolds, Barossa Valley (penfolds.com) C

Shiraz al cento per cento (con qualche piccolo apporto di cabernet sauvignon), il Grange è il vino australiano più conosciuto nel mondo: struttura imponente, pieno e, nel contempo, variegato, come si conviene a un grande shiraz.

Hill of Grace

Henschke, Eden Valley (henschke.com.au) C

Icona della produzione di Henschke, una delle più antiche wineries australiane, l’Hill of Grace regge il confronto (e in qualche caso li sopravanza) con i migliori shiraz delle Côtes du Rhône.

Vini da non perdere/3: i “dolci”

Tra le bottiglie da assaggiare almeno una volta, selezionate da Enzo Vizzari, ecco le etichette imperdibili di vini dolci. Italiani, tedeschi, francesi, da terre calde o ghiacciate. Suadenti e raffinati

Legenda per i prezzi

FASCIA A: sino a 50 euro

FASCIA B: sino a 100 euro

FASCIA C: sino a 200 euro

FASCIA D: oltre 200 euro

Kiedrich Gräfenberger Riesling TBA

Robert Weil (Germania, weingut-robert-weil.com) D

Un aggettivo per definire le sensazioni – uniche, irripetibili – che i grandi vini della Rheingan suscitano: sublimi. Per questo preziosissimo Riesling Trockenbeerenauslese (TBA) non esiste altro aggettivo.

Oberhaüser Brücke Riesling Eiswein

Hermann Dönnhoff (Germania, doennhoff.com) D

Il “vino di ghiaccio” supremo, purtroppo quasi virtuale perché introvabile e dal prezzo proibitivo; il “dolce” più raffinato che si possa immaginare.

Sharrhoberg Riesling Trockenbeerenauslese (TBA)

Egon Müller (Germania, egonmuller.com) D

Egon Muller è il più noto fra I produttori dei vini della Mosella e le sue bottiglie, autentici capolavori, sono contese nelle aste più esclusive: questo Riesling TBA, fatto cioè con uva attaccata dalla “muffa nobile”, è un campione assoluto.

Welschriesling TBA Zwischen den Seen

Alois Kracher (Austria, kracher.at) C

Il numero uno indiscusso del vino austriaco. Bottiglie come queste si confrontano alla pari con i super-riesling della Saar. La sublimazione del “dolce”.

Pinot Gris Clos Jesbal Sélection de Grains Nobles

Zind-Humbrecht-Alsace C

Il top dei “Grains Nobles” alsaziani, la perfezione dell’equilibrio fra acidità e zucchero, a livelli eccezionali di concentrazione. Vino da antologia.

Château d’Yquem

Sauternes (yquem.com) D

Il più célèbre vino liquoroso del mondo, con le “muffe nobili” più care del mondo. La fama non è usurpata perché non una sola bottiglia, non un solo millesimo, ha mai tradito le aspettative.

Château Chimens

Barsac (chateau-chimens.fr) B

La più seria alternativa a Yquem, del quale è spesso più fine, grazie a una tavolozza di profumi variegati. Piacevolezza ed eleganza garantite.

Château Gilette

Preignac (gonet-medeville.com) C

“L’antiquario dei Sauternes”: quando I vini di Médeville escono dalla cantina, dopo almeno vent’anni di affinamento, il loro bouquet fruttato rivela sorprendenti note di giovinezza.

Marsala Superiore Donna Franca Riserva

Cantine Florio (cantineflorio.it) A

Maltrattato innanzitutto dai suoi stessi produttori, dimenticato dai consumatori (se non per gli usi di cucina), il Marsala attende la sua riscossa. Questo gioiello di Florio conferma quanto può essere grande un vero Marsala.

Albana di Romagna Passito Riserva

Fattoria Zerbina (zerbina.com) B

E’ il “Sauternes italiano” o, meglio, il “TBA italiano”. E’ un passito di grande opulenza e di esemplare equilibrio, nel quale l’acidità del frutto bilancia alla perfezione il carico zuccherino. Prodotto, sinora, soltanto nel ’95, ’04, ’05, e ’06.

Vini da non perdere/4: le “bollicine”

Tra le bottiglie da assaggiare almeno una volta, selezionate da Enzo Vizzari, ecco le bollicine. Una selezione prestigiosa ed elegante per palati fini

Legenda per i prezzi

FASCIA A: sino a 50 euro

FASCIA B: sino a 100 euro

FASCIA C: sino a 200 euro

FASCIA D: oltre 200 euro

Grande Année Rosé Bollinger

(champagne-bollinger.fr) D

Nella collana di super etichette di Bollinger, un posto a sé merita questo superlativo Rosé: vinoso, “aromatico”, vellutato. Non si finirebbe mai di berlo.

Dom Pérignon Oenothèque

(domperignon.com) C

Milioni di bottiglie eppure impeccabili quelle di Dom Pérignon. La selezione Oenothèque rimette sul mercato, a distanza di anni, le migliori riuscite fra i vecchi millesimi. Guai lasciarsele scappare.

Cuvée Prestige Egly-Ouriet

(Ambonnay) C

In Italia meno conosciuti e apprezzati di quel che meritano, eppure sono grandi i Blanc de Noirs di questo medio-piccolo produttore di Ambonnay che sfida le corazzate della regione.

Dégorgement Tardif

Jacquesson (champagnejacquesson.com) B

Champagne per palati fini quelli della gamma Jacquesson, con punte di eccellenza nei Dégorgement Tardif che, con vent’anni e oltre alle spalle, ostentano una stupefacente freschezza.

Krug Collection

(krug.com) D

La leggenda continua. Dalla Grande Cuvée sino all’ultimo nato, il proibitivo (per prezzo) Clos d’Ambonnay, Krug produce solo gemme, che hanno nei millesimati Collection la loro espressione più compiuta e matura.

Salon Le Mesnil

(salondelamotte.com) D

Poco più di 60 mila bottiglie e una sola etichetta, Salon mette d’accordo tutti con il suo “Blanc de Blancs” che, perfetto subito, si affina negli anni.

Selosse Grand Cru Millesimé

(Avize) B

Non incontrano il gusto di tutti i vini di Anselme Selosse, antesignano del biologico e integralista della purezza, ma il suo Grand Cru, nelle annate in cui esce, è un vino di riferimento per tutta la Champagne.

Franciacorta Brut Cuvée Annamaria Clementi

Cà del Bosco (cadelbosco.it) B

E’ la punta di diamante non solo della Franciacorta ma di tutta la spumantistica italiana: finissimo al naso e poi in bocca, penetrante, agrumato, lungo ed elegante. Regala vero, profondo piacere.

Franciacorta Extra Brut Riserva Vittorio Moretti

Bellavista (bellavistawine.it) B

Al vertice della Franciacorta, e quindi di tutte le bollicine italiane, la cuvée di prestigio di Bellavista guida una gamma di spumanti (e anche di vini fermi) di alta scuola.

Trento Brut Riserva del Fondatore Giulio Ferrari

Ferrari (cantineferrari.it) B

Quasi 5 milioni di bottiglie, oltre cento anni di storia e, unanimamente riconosciuta, una qualità superiore, fanno di Ferrari una delle massime aziende mondiali nello spumante. Al top della produzione il Giulio Ferrari.

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